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Il volume ricostruisce il sistema di deportazione e lavoro forzato che sostenne l’economia di Amburgo durante il Terzo Reich. Al centro, gli Internati Militari Italiani, il campo di concentramento di Neuengamme e le responsabilità delle imprese coinvolte nello sfruttamento.
Lavoro forzato ad Amburgo: deportazione, sfruttamento e memoria nella città che Hitler voleva trasformare nella “città del Führer”.
Schiavi ad Amburgo ricostruisce una pagina ancora poco conosciuta della storia della città anseatica: il sistema di deportazione e lavoro forzato che sostenne l’economia e i progetti del Terzo Reich. Attraverso testi, documenti e fotografie provenienti anche dal Deutsches Erdölmuseum, Orlando Materassi e Silvia Pascale riportano al centro le vittime dello sfruttamento nazionalsocialista, con particolare attenzione agli Internati Militari Italiani.
Affascinato dalla città e dal suo carattere marittimo, Hitler progettava di trasformare Amburgo in una monumentale “città del Führer”. Lo scoppio della guerra e l’arruolamento di moltissimi lavoratori tedeschi lasciarono però fabbriche, cantieri e attività produttive senza manodopera.
Le autorità cittadine, le grandi industrie, il piccolo artigianato e le aziende agricole ricorsero allora in misura crescente ai lavoratori provenienti dai territori occupati. Ebrei, deportati politici, prigionieri di guerra e lavoratori dell’Europa...
Lavoro forzato ad Amburgo: deportazione, sfruttamento e memoria nella città che Hitler voleva trasformare nella “città del Führer”.
Schiavi ad Amburgo ricostruisce una pagina ancora poco conosciuta della storia della città anseatica: il sistema di deportazione e lavoro forzato che sostenne l’economia e i progetti del Terzo Reich. Attraverso testi, documenti e fotografie provenienti anche dal Deutsches Erdölmuseum, Orlando Materassi e Silvia Pascale riportano al centro le vittime dello sfruttamento nazionalsocialista, con particolare attenzione agli Internati Militari Italiani.
Affascinato dalla città e dal suo carattere marittimo, Hitler progettava di trasformare Amburgo in una monumentale “città del Führer”. Lo scoppio della guerra e l’arruolamento di moltissimi lavoratori tedeschi lasciarono però fabbriche, cantieri e attività produttive senza manodopera.
Le autorità cittadine, le grandi industrie, il piccolo artigianato e le aziende agricole ricorsero allora in misura crescente ai lavoratori provenienti dai territori occupati. Ebrei, deportati politici, prigionieri di guerra e lavoratori dell’Europa orientale furono inseriti in un sistema fondato sulla discriminazione, sulla violenza e sullo sfruttamento.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, anche migliaia di militari italiani vennero catturati e deportati. Classificati come Internati Militari Italiani, pagarono con la prigionia e il lavoro coatto il loro “NO” all’adesione alla Repubblica Sociale Italiana e al nazifascismo.
Centinaia di aziende dell’area di Amburgo impiegarono questa manodopera priva di diritti. Molti lavoratori morirono per le condizioni di vita, le violenze, la fame e i bombardamenti alleati. Numerosi IMI riposano ancora oggi nel Cimitero militare italiano d’Onore della città, mentre monumenti e memoriali conservano in diversi quartieri le tracce di quella persecuzione.
Nel sobborgo di Neuengamme, alla fine del 1938, venne istituito un campo di concentramento all’interno di una fabbrica di mattoni dismessa. Le condizioni di detenzione e di lavoro furono terribili e causarono la morte di migliaia di persone.
Un approfondimento specifico è dedicato alle società Wintershall e DEA, poi confluite in Wintershall DEA. Entrambe parteciparono all’economia di guerra nazista e utilizzarono lavoratori forzati. Il volume ripercorre anche il progetto di ricerca storica avviato nel 2018 per ricostruirne il coinvolgimento e affrontare il tema della responsabilità nei confronti delle vittime.
Il volume si apre con le prefazioni di Enrico Iozzelli, Responsabile attività didattica, ricerca e museale della Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza di Prato, e di Güven Polat, Directeur della Lagerhaus G Heritage Foundation di Amburgo. Il libro è stato realizzato con l’ANEI di Treviso grazie alle risorse del Fondo italo-tedesco per il Futuro, con il riconoscimento dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma e del Ministero federale degli Affari Esteri tedesco.
Con Bunker Valentin, Baracke Wilhelmine, Inferno Heppenheim e Arrivo a Mauthausen, prosegue il percorso di Orlando Materassi e Silvia Pascale dedicato alla deportazione, al lavoro forzato e alla memoria degli Internati Militari Italiani.