Tre lager, una clinica nazista e la storia dimenticata degli Internati Militari Italiani
Dietro l’immagine di un suggestivo borgo medievale dell’Assia emerge una realtà segnata dal lavoro forzato, dalla deportazione e dalle politiche razziali del Terzo Reich.
Durante la Seconda guerra mondiale, nella cittadina tedesca furono attivi tre lager dipendenti dal sistema concentrazionario di Dachau e Natzweiler-Struthof. Heppenheim ospitò inoltre un ex ospedale psichiatrico coinvolto nel programma nazista Aktion T4. Una vicenda mai studiata prima in Italia, ricostruita attraverso una vasta ricerca negli archivi tedeschi.
I tre lager di Heppenheim
Nel corso della Seconda guerra mondiale, il lavoro coatto divenne uno dei pilastri dell’economia bellica nazista. Migliaia di aziende tedesche impiegarono prigionieri provenienti da numerosi Paesi europei.
Anche Heppenheim entrò in questo sistema. Nei tre lager della cittadina furono rinchiusi prigionieri di guerra sovietici, polacchi, francesi e angloamericani. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 vi giunsero anche gli Internati Militari Italiani.
Il volume ricostruisce l’organizzazione dei campi, le condizioni dei...
Tre lager, una clinica nazista e la storia dimenticata degli Internati Militari Italiani
Dietro l’immagine di un suggestivo borgo medievale dell’Assia emerge una realtà segnata dal lavoro forzato, dalla deportazione e dalle politiche razziali del Terzo Reich.
Durante la Seconda guerra mondiale, nella cittadina tedesca furono attivi tre lager dipendenti dal sistema concentrazionario di Dachau e Natzweiler-Struthof. Heppenheim ospitò inoltre un ex ospedale psichiatrico coinvolto nel programma nazista Aktion T4. Una vicenda mai studiata prima in Italia, ricostruita attraverso una vasta ricerca negli archivi tedeschi.
I tre lager di Heppenheim
Nel corso della Seconda guerra mondiale, il lavoro coatto divenne uno dei pilastri dell’economia bellica nazista. Migliaia di aziende tedesche impiegarono prigionieri provenienti da numerosi Paesi europei.
Anche Heppenheim entrò in questo sistema. Nei tre lager della cittadina furono rinchiusi prigionieri di guerra sovietici, polacchi, francesi e angloamericani. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 vi giunsero anche gli Internati Militari Italiani.
Il volume ricostruisce l’organizzazione dei campi, le condizioni dei prigionieri e il sistema di sfruttamento che trasformò il tranquillo borgo tedesco in uno dei luoghi della repressione nazista.
La clinica psichiatrica e il programma Aktion T4
Uno degli aspetti più sconvolgenti della ricerca riguarda l’ex ospedale psichiatrico di Heppenheim. I pazienti della struttura – uomini, donne e bambini – furono trasferiti nel centro di sterminio di Hadamar e uccisi.
Gli edifici dell’ospedale vennero quindi destinati ai prigionieri di guerra. In seguito vi furono condotti anche circa cento Internati Militari Italiani.
La documentazione esaminata dagli autori ricostruisce il coinvolgimento della struttura nelle politiche naziste di eutanasia e selezione razziale. Il libro affronta inoltre le sperimentazioni mediche e le brutali amputazioni chirurgiche alle quali sarebbero stati sottoposti alcuni prigionieri.
Anadage Zerbini e gli Internati Militari Italiani
Il filo conduttore della ricerca è la storia di Anadage Zerbini, prozio di Silvia Pascale. Dopo l’8 settembre 1943, il giovane soldato italiano venne catturato, deportato in Germania e classificato come Internato Militare Italiano.
Come centinaia di migliaia di militari italiani, rifiutò di aderire al Terzo Reich e alla Repubblica Sociale Italiana. La sua scelta lo condusse alla prigionia e al lavoro coatto.
Anadage morì nell’inferno di Heppenheim. Il suo corpo rimase sepolto nel cimitero comunale della cittadina fino al 1956, quando la madre Teresa Mascellani riuscì a riportarne i resti in Italia.
Attraverso questa vicenda individuale, il volume restituisce identità e voce agli IMI deportati a Heppenheim. La storia di Anadage diventa così il punto di partenza per ricostruire una tragedia collettiva rimasta a lungo senza memoria.
Una ricerca inedita negli archivi tedeschi
Il libro nasce dalla consultazione di documenti conservati presso il Centro di documentazione di Dachau, l’Archivio storico di Heppenheim e numerosi archivi tedeschi. Determinante è stata anche la collaborazione con gli studiosi della città.
Fotografie, documenti e testimonianze consentono di ricostruire il ruolo dei tre lager, la storia dell’ex ospedale psichiatrico e il destino degli Internati Militari Italiani. La ricerca colma così un vuoto nella storiografia italiana sui luoghi della deportazione.
Il volume presenta la prefazione di Gabriele Hammermann, storica tedesca e responsabile del Memoriale del campo di concentramento di Dachau.
Realizzato con l’ANEI di Treviso grazie alle risorse del Fondo italo-tedesco per il Futuro, il progetto ha ricevuto il sostegno del Comune di Heppenheim e il riconoscimento dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma e del Ministero degli Affari Esteri della Germania.
Con Bunker Valentin, Baracke Wilhelmine, Schiavi ad Amburgo e Arrivo a Mauthausen, il libro Inferno Heppenheim prosegue il percorso di Orlando Materassi e Silvia Pascale dedicato agli Internati Militari Italiani, al lavoro forzato e alla memoria del terrore nazista.
Caratteristiche del volume
- Una ricerca mai pubblicata prima in Italia, condotta attraverso fonti e archivi tedeschi.
- La ricostruzione dei tre lager attivi a Heppenheim durante la Seconda guerra mondiale.
- La storia di Anadage Zerbini, Internato Militare Italiano deportato e morto nella cittadina tedesca.
- Un’indagine sull’ex ospedale psichiatrico di Heppenheim e sul programma Aktion T4.
- Documenti, fotografie e testimonianze sul lavoro forzato e sulla deportazione degli IMI.
- La prefazione di Gabriele Hammermann, responsabile del Memoriale del campo di concentramento di Dachau.