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Domenico Asmone si concentra sulla parte ‘ragionativa’ del canto e traduce il desiderio di sapere di Dante in colori. Da un viola cupo, che ben rappresenta il faticoso indagare del pensiero, scaturiscono pastose pennellate di ametista, glicine, lilla, malva, lavanda e rosso. Sono i guizzi della mente alla ricerca della conoscenza, che, dopo infiniti andirivieni, giunge alla meta, rappresentata simbolicamente con i toni più chiari posti in alto. Ma che cosa tormenta il poeta? Virgilio gli spiega la natura dell’amore (dal quale deriva ogni azione umana, buona o malvagia), che è incline a indirizzarsi verso quanto procura piacere e può essere guidato verso il bene dal nostro libero arbitrio. È la risposta della ragione, in attesa che Beatrice offra quella della fede: ma il Paradiso è ancora lontano e l’attenzione di Dante è catturata dal sopraggiungere degli accidiosi, costretti ad una corsa che non conosce sosta. Dopo aver conversato con loro, il pellegrino, sfinito dallo sforzo della mente, si abbandona al sonno.