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Inferno, canto XXVI

Ulisse e Diomede, mitici consiglieri di frode, bruciano per l’eternità in una fiamma biforcuta all’interno dell’ottava bolgia dell’VIII cerchio. Del re di Itaca, però, Dante non sottolinea l’astuzia ingannatrice, bensì l’insopprimibile sete di conoscenza che lo spinse, ormai vecchio, a varcare le Colonne d’Ercole per esplorare il disabitato emisfero australe, violando così i limiti posti da Dio all’intelletto umano. Marco Sciame pone l’impavido eroe greco in una fiamma turbinosa e avvolgente, che guizza serpeggiando in infinite spire di fuoco, specchio dell’ingegno versatile e della curiositas del grande viaggiatore. Il dinamismo delle lingue incandescenti è allegoria della natura mai paga di Ulisse, sempre irresistibilmente attratto dall’ignoto di orizzonti irraggiungibili. La tensione che lo animò nella sua vita terrena si riflette ora nella contrazione dei suoi muscoli, nella disperazione del suo volto, nell’insoddisfazione del suo sguardo indomito.

 

Dettaglio
Dimensioni: 70x50 cm
Anno di realizzazione: 2020
Supporto: Tela di cotone
Finitura: Opera su telaio, senza cornice
Tecnica utilizzata: Acrilico
Stile: Divisionismo Lineare, Pop Art
Codice prodotto: M-Q-2020-105