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Sono le stesse gambe di Dante e Virgilio a definire il luogo e lo spazio dell’evento raffigurato nel ventunesimo canto dell’Inferno. I due poeti stanno attraversando lo stretto argine che è rimasto come passaggio tra i due ponti, dopo che tutti gli altri accessi sono crollati a causa del terremoto avvenuto nel giorno della morte di Cristo. La composizione fa pensare alla celeberrima fotografia anonima Lunch atop a Skyscraper (1932), con gli operai seduti sopra i tetti di New York, ma giù nell’abisso non aspetta i poeti un paesaggio urbano in prospettiva, come in certa pittura futurista, bensì le fiamme terribili dell’Inferno vero e proprio (nella fattispecie, la pece bollente nella quale sono immersi i barattieri: uno scenario descritto da Dante attraverso il famoso paragone con l’Arsenale di Venezia). L’artista sceglie di rappresentare questo momento anche come metafora dell’intero capolavoro dantesco, il viaggio dell’innalzamento dello spirito.