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Tutti i toni del grigio sono chiamati a rappresentare il gelo del ghiaccio in cui sono immersi i corpi dei dannati. Graziella Da Gioz accoglie la narrazione nello spazio compositivo della sua opera, ma non si sofferma sull’evolversi degli eventi. Le tecniche prescelte, l’olio e i pastelli dialogano magistralmente per accogliere il silenzio dello spazio e i pochi elementi rappresentati. Ogni dettaglio si manifesta come necessario e in qualche modo tagliente e incisivo. Lunghe tracce indicano il passaggio dei protagonisti che hanno sfiorato la superficie liscia come il vetro, lasciando linee cupe a ricordare la direzione del lento andare. In lontananza i toni più foschi contengono il dramma rappresentato. Poco resta da dire se non lo stupore interrogativo dello sguardo che spazia senza coinvolgersi e senza comprendere. Una sull’altra, intrecciate nella tragedia, due teste determinano il piano sequenza da cui partire per accogliere, avanzando verso lo sfondo, il susseguirsi delle forme date per accenno.